Paul McCartney ha rivelato che John Lennon si preoccupava di come le persone l’avrebbero ricordato una volta morto.
John Lennon “si preoccupava” di come sarebbe stato ricordato una volta morto.
La leggenda dei Beatles, assassinato a colpi di arma da fuoco nel dicembre 1980, all’età di soli 40 anni, lasciò a bocca aperta il suo compagno di band Paul McCartney quando gli confidò la preoccupazione che aveva. Quest’ultimo ha raccontato che spesso si comportava con l’amico come un “prete” e gli offriva rassicurazioni.
Parlando nel podcast ‘McCartney: A Life in Lyrics’, Paul ha detto nell’episodio ‘Here Today’: “Ricordo che mi disse: ‘Paul, mi preoccupo di come le persone si ricorderanno di me quando morirò’, e mi ha scioccato”.
“Ho detto: ‘Aspetta, la gente penserà che sei stato fantastico, hai già fatto abbastanza lavoro per dimostrarlo’”, ha aggiunto.
“Ero come un prete con lui. Spesso dovevo dire: ‘Figlio mio, sei fantastico, non preoccuparti’. E lui accettava. Lo faceva sentire meglio”, ha proseguito.
Paul pensa che scrivere canzoni con John fosse “più facile” che lavorare da solo e anche adesso pensa spesso a quale input gli avrebbe offerto il suo defunto compagno di band.
Ha affermato: “Se qualcuno mi chiede ‘com’è stato lavorare con John?’, il fatto è che era più facile, molto più facile, perché c’erano due menti al lavoro. E quell’interazione è stata a dir poco miracolosa”.
“Ora sono consapevole di non averlo più. E spesso faccio riferimento a lui, tipo: ‘Cosa direbbe John a questo proposito? È troppo sdolcinato? Avrebbe detto da da da, quindi lo cambio’”, ha sottolineato.
“Ma le mie canzoni devono riflettermi, e non c’è più un elemento opposto. Devo farlo da solo ora”, ha proseguito.
Paul ha pubblicato “Here Today” nel 1982 e l’ha descritta come una “canzone d’amore per John” perché scriverla lo aiutò a riflettere sul suo amico.
Ha detto: “Ricordavo cose sul nostro rapporto e sul milione di cose che avevamo fatto insieme. Dal semplice stare nel salotto o nella camera da letto degli altri, o camminare insieme per strada, al fare l’autostop”.
“Scriverlo è stato molto commovente, molto emozionante perché ero seduto lì in questa stanza spoglia pensando a John, realizzando che l’avevo perso”, ha ammesso.
Paul ha trovato però che scrivere quella canzone è stato curativo.
Ha concluso: “E’ stata una perdita potente, quindi avere una conversazione con lui in una canzone è stata una sorta di conforto. In qualche modo ero di nuovo con lui”.
John Lennon si preoccupava di come sarebbe stato ricordato dopo la morte: la rivelazione







